BIANCOSPINO
Crataegus monogyna
Fam.: Rosaceae

Il nome volgare deriva a quest’arbusto dall’avere rami spinosi che in primavera si ricoprono letteralmente di fiori bianchi e profumati.
Il biancospino si può rinvenire ai margini dei boschi, nelle radure, ai bordi delle strade; la sua fascia altitudinale è compresa tra la pianura ed i 1000 m circa di quota, eccezionalmente raggiunge i 1500 m, è indifferente al substrato.
E’ un arbusto, talora piccolo albero alto sino ad 8 m, caducifoglio. Le foglie sono alterne, generalmente raggruppate in fascetti, profondamente incise in 5-7 lobi, il margine è intero o poco dentato. I fiori, dal profumo simile a quello delle mandorle amare, sono riuniti in corimbi all’apice di corti rametti. La corolla, con cinque petali bianchi, racchiude un unico stilo; è pianta ermafrodita, fiorisce in aprile-maggio, I frutti (pomi) sono globulosi, rossi a maturazione; hanno diametro di 8-10 mm, recano all’estremità un residuo del calice, contengono un unico seme. Epoca di fruttifìcazione: settembre-ottobre. E una specie piuttosto comune.
Impieghi: I frutti del Biancospino, da freschi dolciastri e farinosi, sono utilizzabili per preparare bevande fermentate e gradevoli marmellate con proprietà astringenti, I fiori contengono principi attivi ad azione vasodilatatrice, ipotensiva e cardiotonica. Il legno, molto compatto e duro, è utilizzato per lavori al tornio; è inoltre ben levigabile.

CORBEZZOLO
Arbutus unedo
Fam.: Ericaceae

lI nome scientifico di quest’alberello della macchia mediterranea, secondo alcuni è dovuto agli antichi Romani: lo chiamavano "arbusto di cui si può mangiare un solo frutto" (unum edo) in relazione al sapore aspro dei frutti non ben maturi, e comunque piuttosto ricchi di tannino.
Di rilievo appare il fatto che una delle più belle farfalle italiane (Charaxes jasus) parassita solo le foglie di questa specie.
Il corbezzolo, pianta mediterranea termofila, in epoche interglaciali colonizzò zone distanti dall’odierno areale di diffusione. Alcune di queste zone si sono mantenute come relitti, è così possibile rinvenire quest’alberello sulla costa atlantica francese, in Irlanda ed in Italia nella valle dell’Adige e sui colli Euganei. Il corbezzolo predilige i terreni acidi e la sua capacità di emettere polloni lo fa rivegetare in breve nei luoghi incendiati; è diffuso su tutto il litorale della Penisola, in Sardegna lo si trova anche sino a 600 m di altitudine.
Grazioso albero sempreverde non più alto di 10 m, ma più spesso arbusto, presenta tronco e rami con corteccia giovane rossastra e poi grigia che si squama verticalmente. Le foglie, alterne, sono ovali a margine seghettato. I fiori, riuniti in racemi e forgiati a orciolo pendulo, sono presenti durante l’inverno contemporaneamente ai frutti che, dapprima verdi, assumono tutti i toni dal giallo sino al rosso acceso. Tale frutto (bacca) ha una buccia granulosa ed è lungamente picciolato; il sapore risulta un poco asprigno.
Impieghi: I frutti del Corbezzolo sono noti da tempo, ove la pianta è frequente se ne ricavava addirittura un vino, come in Corsica. Da questi frutti è possibile ottenere marmellate e canditi. È pianta talvolta impiegata come arbusto decorativo.

CORNIOLO
Cornus mas
Fam.: Cornaceae

Il nome volgare di questa pianta è diminutivo di corno, forse a causa del legno ~ molto duro.
Il Corniolo è diffuso nell’Europa centro-orientale e meridionale ed in Asia occidentale. In Italia cresce soprattutto nelle regioni settentrionali e centrali, dalla pianura sin verso i 1500 m d’altitudine; è specie termofila con predilezione per ~ i terreni calcarei.
È un arbusto caducifoglio, o piccolo albero, alto sino a 6 metri; i rami hanno corteccia verdastra con toni rosso-bruni nella parte esposta al sole. Le foglie sono inserite opposte ai nodi dei rami, la lamina è ovoidale acuminata con nervature parallele convergenti all’apice, il margine è intero e leggermente ondulato.
I fiori sono riuniti in piccole ombrelle inserite lungo i rami, la corolla è composta da quattro petali gialli acuminati; è pianta ermafrodita, fiorisce in gennaio-aprile, I fiori, precoci, appaiono prima delle foglie.
I frutti sono lucide drupe elissoidali, lunghe circa 1,5 cm, dapprima verde-giallo, in seguito arancio-rosso e infine rosso cupo, contengono un unico nocciolo; l’epoca di fruttificazione è settembre-ottobre.
Impieghi: I frutti, di sapore acidulo, possono essere consumati freschi (solo quando il colore è rosso cupo, altrimenti sono assai aspri), ma soprattutto si utilizzano per preparare marmellate ad azione blandamente astringente e per ottenere gelatine, succhi e salse. L’infuso di corniole nella grappa dà un liquore simile alla Slivovitza. Anticamente i frutti erano canditi nel miele ed anche conservati in salamoia come le olive.
La corteccia, che si utilizza in decotto o in tintura vinosa, contiene principi attivi con proprietà astringenti e febbnifughe.
Il legno ha alburno chiaro e durame rossastro durissimo e resistente; si presta ottimamente per lavori al tornio.

GINEPRO
Juniperus communis
Fam.: Cupressaceae

Il ginepro è specie di amplissima distribuzione avendo colonizzato vastissimi territori del Vecchio e del Nuovo Mondo. I piccoli aghi pungenti lo salvaguardano dal morso degli erbivori e le lunghissime radici gli permettono di vegetare sulle rocce più scoscese.
Oltre a svilupparsi nelle pianure in esemplari alti sino a 6-7 m, ed a formare sui monti macchie di cespugli, il ginepro si è evoluto in senso ecologico nella sottospecie, tipica delle brughiere alpine e dei crinali appenninici, denominata GINEPRO NANO.
Questo è un arbusto prostrato che sopravvive a lunghi innevamenti ed ai venti fortissimi dell’ambiente che Io ospita: il Ginepro nano riesce a vegetare sino a 3570 m (gruppo del Rosa).
Le foglie del ginepro sono aghiformi, riunite in verticilli di tre, presentano una striscia chiara superiormente. I coni femminili sono evoluti in pseudobacche (galbuli) che maturano in due anni. È pianta dioica.
Impieghi : Le pseudobacche di Ginepro sono utilizzate come aromatizzante in cucina. Nella medicina popolare hanno impiego per l’azione tonica e diuretica; mediante distillazione se ne estrae una essenza antisettica usata nelle affezioni delle vie respiratorie. Industrialmente sono impiegate nella preparazione di liquori

SORBO DEGLI UCCELLATORI
Sorbus aucuparia
Fam.: Rosaceae

Sia il nome italiano sia quello scientifico di questo grazioso alberello indicano che esso è «buono per prendere gli uccelli»: questa fama gli deriva infatti dall’abbondanza dei frutti che sono tra i preferiti da un gran numero di uccelli silvani, tanto che i cacciatori si appostano presso alberi di questa specie per catturare tordi, merli e cesene; gli uccellatori ne coglievano i frutti per farne pasture per attirare i volatili; questi ultimi contribuiscono alla disseminazione in quanto i semi non vengono digeriti e quindi possono germinare una volta evacuati.
Il sorbo degli uccellatori è poco esigente in fatto di terreno e di clima, ma in pratica, Io si trova solo a livello montano e subalpino sulle nostre dorsali montagnose, Sicilia Compresa; manca in Sardegna. Questo sorbo può raggiungere una discreta altezza (10 m) ed il suo tronco un diametro di non trascurabili dimensioni, sebbene la sua tendenza ad emettere polloni lo porti a formare macchie anche dense.
Le foglie sono alterne, composte e le singole foglioline sono lanceolate e seghettate tranne che alla base; i fiori sono riuniti in corimbi ed i numerosi frutti (pomi), dapprima verdi e poi gialli, a maturazione (agosto-settembre) assumono un bel colore rosso vivo che spicca da lontano.
Impieghi: I frutti possono essere utilizzati per fare una grappa ed anche, fermentati e distillati, per produrre un raro «spirito» che vanta ancora qualche amatore nelle valli delle Alpi orientali; se ne può anche ricavare un aceto, oppure con i frutti ben maturi, gelatina da tavola.
I frutti di sorbo sono anche indicati per fare marmellate e, essiccati, si possono conservare e utilizzare per fare un decotto con virtù medicinali (antiemorragico, astringente, diuretico

FRAGOLA
Fragaria vesca
Fam.: Rosaceae

Diffusa in tutta Europa, la Fragola in Italia vegeta nelle radure e nei boschi radi; è rinvenibile dalla pianura sin quasi al limite altitudinale della vegetazione arborea.
E una pianta erbacea perenne con rizoma cilindrico, con numerosi e lunghi stoloni che originano fusticini fiorali alti sino a 25 cm. Le foglie sono composte da tre foglioline ovoidali a base cuneiforme, il margine è dentato tranne nella porzione basale.
I fiori sono riuniti in racemi posti all’estremità dei fusticini fiorali, la corolla è composta da cinque petali bianchi; è pianta ermafrodita, fiorisce da aprile a luglio. i frutti sono in realtà falsi frutti, derivanti dal ricettacolo floreale, portanti in superficie i veri frutti (acheni); l’epoca di fruttificazione è compresa tra giugno e agosto.
Impieghi: La fragola è sicuramente uno dei frutti selvatici più conosciuti. L’ingestione dei frutti talvolta può provocare fenomeni allergici in soggetti predisposti. Le fragole si possono consumare fresche oppure sotto forma di gelatine, di sciroppi e di marmellate.
Le foglie essiccate sono utilizzate per preparare un infuso, abbastanza simile al tè, con proprietà diuretiche e astringenti. Il rizoma, essiccato ed in seguito impiegato per la preparazione di decotti, contiene principi attivi con la proprietà di stimolare l’appetito ed aumentare la diuresi.

LAMPONE
Rubus idaeus
Fam.: Rosaceae

Questo profumato frutto del sottobosco deve il nome scientifico al rosso dei suoi frutti (rubeo ed al fatto di essere stato particolarmente abbondante sul monte Ida in Grecia così che Dioscoride (uno dei primi naturalisti della storia) lo chiamò appunto "rovo del monte Ida".
Il lampone, detto anche FRAMBOS, ha distribuzione europea, asiatica e nordamericana: si tratta dunque di una specie holartica. Il lampone è essenzialmente specie montana e subalpina distribuita fra 600 e 1900 m di quota; si trova nei boschi ombrosi, ai margini di questi e delle strade, nei luoghi dirupati e ricchi di sostanze azotate.
Il lampone ha una porzione sotterranea perenne che ogni anno emette lunghi getti spinosi muniti di foglie alterne composte da 3 a 7 foglioline, dentellate al margine. Questi nuovi rami non producono fiori; al secondo anno divengono legnosi e fruttificano, morendo però nell’inverno successivo. I frutti sono drupe appressate, come quelle delle more, di un colore caratteristico fra il rosso ed il rosa carico e con un profumo veramente ineguagliabile. L’epoca di fruttificazione è essenzialmente in agosto.
Impieghi: Proprio per la bontà dei suoi frutti il lampone è oggetto delle cure dei vivaisti che ne producono varietà a frutti assai grossi e che fruttificano anche al primo anno: nessuna delle "cuItivar" raggiunge la fragranza dei frutti delle piante selvatiche. Oltre che gradevoli da mangiare freschi sono ottimi in marmellate, gelatine ed anche per produrre elisir e grappe, ovviamente tutti molto profumati.
Il lampone è ricordato anche nella farmacopea galenica quale astringente, depurativo, rinfrescante, tonico e sudorifero. Per questi scopi si utilizzano sia i fiori sia le foglie, da cogliere in agosto e seccare all’ombra.

MIRTILLO NERO
Vaccinium mirtiIIus
Fam.: Ericaceae

Ha vasto areale di diffusione, in Europa ed in Asia. In Italia lo si trova sulle Alpi e sull’Appennino centro-settentrionale, da 500 m sin oltre i 2200 m di altitudine, come pianta tipica del sottobosco, ma anche nei pascoli poco soleggiati. Preferisce i suoli acidi.
Il mirtillo nero, è un piccolo arbusto caducifoglio con fusto sotterraneo strisciante da cui si originano rami eretti, angolosi, di colore verde. Le foglie sono alterne, ovate o ellittiche, acute, con margine minutamente seghettato; in autunno ingialliscono.
I fiori sono piccoli, inseriti all’ascella delle foglie, ed hanno la corolla tubolare di colore verdognolo o rosata. Il frutto è una bacca globosa nero-bluastra a maturazione, con polpa violacea; è caratterizzata da una cicatrice circolare residuo del calice. Fruttifica da luglio a settembre.
Impieghi: I conosciutissimi frutti del Mirtillo nero possono essere consumati freschi o sotto forma di gelatine, sciroppi e marmellate; si possono anche conservare sotto spirito o utilizzare per aromatizzare acquaviti. Nei Vosgi e in altre località si ottiene un liquore distillando il succo. I contadini austriaci producevano un vino di mirtillo aromatizzato con radici di genziana.

ROVO
Rubus ulmifolius
Fam.: Rosaceae

Il rovo è una pianta diffusa soprattutto nell’Europa e nell’Asia mediterranee. in Italia è presente e comune su tutto il territorio, isole comprese; cresce preferibilmente nelle siepi, nei luoghi incolti e ruderali, sino ad un’altitudine di circa 1300 m.
Il rovo comune è un arbusto cespuglioso con foglie lungamente persistenti, alto sino a 3 m; fusti angolosi spinosi e polloni ricoperti da una pruina glauca.
Le foglie sono composte da 3-5 foglioline, ellittiche od obovate ed acuminate; la pagina inferiore è tomentosa e biancastra; il margine è irregolarmente seghettato. i fiori sono riuniti in racemi all’estremità dei rami, la corolla appare bianco-rosea; è pianta ermafrodita, la fioritura avviene da maggio ad agosto, i frutti (more), composti da parecchie (sino a 20) piccole drupe, sono dapprima verdi, poi rossi ed infine neri lucenti a maturazione. Fruttifica da agosto ad ottobre.
Impieghi I frutti dal sapore gradevole, sono consumabili freschi o confezionati in marmellata o gelatina; sono inoltre utilizzati nella preparazione di sciroppi astringenti. Proprietà analoghe ha il decotto di foglie, utilizzabile per questo in cosmesi, o come anti infiammatorio delle vie orali. Il succo ottenuto spremendo le more si impiega per diluire il brandy o si può Iasciar fermentare, come il mosto di uva, ottenendo un leggero e gradevole vinello.

SAMBUCO NERO
Sambucus nigra
Fam.: Caprifoliaceae

Il sambuco è pianta conosciuta sin dall’antichità, lo testimoniano la quantità di semi rinvenuti presso insediamenti preistorici. Il suo impiego in medicina risale a Dioscoride che consigliava la radice cotta nel vino come efficace contro i morsi delle vipere. Il nome deriva dal greco "sambychè" voce indicante un particolare strumento musicale.
È pianta diffusa nell’Europa centro-meridionale, in Asia occidentale ed in Africa settentrionale, in Italia è frequente dalla pianura sin verso i 1500 m di altitudine. Vegeta nelle radure ed ai margini dei boschi, lungo le strade, nelle siepi e nei luoghi ruderali; predilige terreni fertili e freschi.
Il sambuco è un arbusto o un piccolo albero caducifoglio alto sino a 7-9 metri, dall’odore poco gradevole; i rami presentano un abbondante midollo bianco. Le foglie sono opposte, composte da 5-7 foglioline ellittiche-lanceolate, seghettate al margine. I fiori, piccoli, odorosi, bianco-giallognoli, sono raccolti in ampie infiorescenze; è pianta ermafrodita, fiorisce da maggio a luglio. i frutti sono drupe sferiche (diametro 6-8 mm) colore nero-violaceo a maturazione, producono un abbondante succo violaceo. L’epoca di fruttificazione è in agosto-settembre.
Impieghi: I fiori contengono principi con proprietà sudorifere e depurative, si impiegano contro raffreddori, asma, reumatismi, affezioni renali. I boccioli florali vengono anche utilizzati per aromatizzare vini ed aceto. Con i frutti ben maturi (altrimenti contenenti sostanze tossiche) si possono preparare sciroppi e marmellate. Il succo ha applicazioni terapeutiche nel caso di tosse, nevralgie e dolori reumatici. Il decotto di foglie e midollo serve per allontanare parecchi insetti. Una curiosità: le donne romane utilizzavano le sue ceneri per schiarirsi i capelli.

UVA SPINA
Ribes uva-crispa
Fam.: Saxifragaceae

Il nome del genere deriva da una antica parola scandinava ribs, che sta ad indicare il ribes di cui l’uva spina è parente stretto.
L’uva spina ha avuto una certa diffusione per opera dell’uomo, ma il suo areale originario è ancora riscontrabile; essenzialmente europea, l’uva spina si spinge piuttosto a nord, mentre è assente dalle rive del Mediterraneo.
L’autentica stirpe selvatica di uva spina si può ancora trovare da noi sulle Alpi e sull’Appennino centro-settentrionale. Questa specie vegeta nei luoghi cespugliosi, ai margini dei boschi, nei luoghi pietrosi e può raggiungere la quota di 1.700 m.
L’aspetto dell’uva spina è inconfondibile: è un piccolo cespuglio con esili rami dalla corteccia grigio-bruno che si sfalda verticalmente. Le foglie sono simili a quelle del ribes, palmate e lobate, ma più dentellate, esse si dipartono a gruppi di tre dall’ascella formata dalle spine che sono pure riunite a tre a tre sull’asse dei rami; queste spine sono deboli, ma acutissime.
Il fiore è piccolo, gialliccio con tendenza al rosso nei sepali, solitario o a gruppi di 2÷3. lI frutto (bacca) è del tutto simile ad un acino d’uva, translucido, coperto da una peluria spinosa e di colore verde che tende poi al giallo od al rosso a maturazione avanzata. La fruttificazione avviene in luglio-settembre.
Impieghi: L’uva spina ha conosciuto una certa popolarità in tempi passati, ma ora è nettamente in regresso come specie orticola. Un tempo era impiegata per formare siepi che, utili in quanto spinose, fornivano in autunno un frutto abbastanza apprezzabile. Nella farmacopea galenica s’impiegano le foglie, le radici ed anche i frutti. L’uva spina è ricchissima di vitamine e sali minerali.

FITOLACCA
Phytolacca americana
Fam.: Fitolaccaceae

Le specie vegetali di origine esotica costituiscono ormai il dieci per cento della flora europea. Una di queste, naturalizzata specialmente nell’Italia settentrionale, è la fitolacca, detta anche UVA TURCA, ma originaria del Nordamerica. Il nome scientifico ci ricorda una particolarità dei frutti: il rosso (lacca) così tenace da colorare indelebilmente qualsiasi tessuto.
L’habitat preferito si trova ai margini dei pioppeti industriali, ai lati delle strade, nei luoghi incolti in genere sia in pianura sia in collina; preferisce terreni freschi e ricchi di humus.
La fitolacca è una pianta erbacea perenne munita di una radice fusiforme; i fusti nascono in aprile, fra i residui dell’anno precedente, e raggiungono un’altezza di circa due metri.
Le foglie, alterne, sono ovato-lanceolate, abbastanza ampie, il margine è intero; sia i gambi sia le foglie divengono rosso-vivace ancor prima dell’autunno. I fiori, riuniti in racemi opposti alle foglie, sono piccoli ed insignificanti. Le bacche divengono nere a maturazione; il succo che ne sorte è rosso scuro. L’epoca di fruttificazione è in ottobre.
Impieghi: Esistono almeno 40 ricette per l’utilizzazione delle varie parti. I turioni appena spuntati dal terreno sono utilizzabili come gli asparagi; le toglie sono commestibili (sia pur con cautela per la presenza di sostanze tossiche); le bacche sono utilizzate industrialmente per produrre un colorante naturale per dolci e liquori; se ne possono fare marmellate e gelatine. La radice ha effetti purgativi, ma non è molto usata a questo scopo per la sua azione troppo drastica, e per le proprietà emetiche.

ROSA CANINA
Rosa canina
Fam.: Rosaceae

E difficile trovare un fiore più famoso; dalla Bibbia ai poeti del nostro Rinascimento e sino a quelli più moderni, la rosa è celebrata e citata a similitudine di grazia e bellezza femminili. Della rosa sono conosciute da tempo anche le virtù medicinali ed il profumo, quasi certamente uno dei primi ottenuti dopo l’invenzione della distillazione.
Tra le molte rose spontanee presenti in Italia, la rosa canina, detta anche rosa selvatica, è la più nota e facile a riconoscersi. E’ specie comune nelle boscaglie e negli arbusteti, dalla pianura a circa 1500 m di quota. È un arbusto caducifoglio a rami aculeati, eretti e poi arcuati, alto sino a 3 m.
Le foglie sono composte da 5-9 foglioline ovoidali a margine dentato. I fiori, ermafroditi, sono isolati o riuniti in corimbi; la corolla è biancastra o rosea. I frutti sono in realtà falsi frutti, derivanti dal ricettacolo, di forma ovale allungata e con un residuo del calice all’estremità; rossi a maturazione. La fruttificazione avviene in settembre-ottobre.
Impieghi: I frutti sono impiegati nella medicina popolare da tempo immemorabile ed utilizzati per marmellate e per sciroppi dal profumo particolare. Essiccati, ed in seguito triturati, servono per preparare gradevoli tisane. Possono anche essere utilizzati per aromatizzare liquori.
La Rosa canina è impiegata quale portainnesti per innumerevoli cultivar; è interessante come le odierne tendenze dei floricoltori siano rivolte a creare rose simili a quelle selvatiche, ovverosia con pochi ed ampi petali.

Testi e fotografie tratti da "I frutti di bosco e di macchia" Ediz. Hoepli

PRATAIOLO

ORDINE:Agaricales
FAMIGLIA: Agaricaceae
GRUPPO: Flavescentes
SOTTOGRUPPO: Arvensis
ETIMOLOGIA: Da selva che predilige per fruttificare.

CAPPELLO: Da 4 a 12 cm. Di diametro, da principio globoso, emisferico con l'età piano convesso, margine poco sporgente, superficie bianca, brillante, liscia ma con fibrille biancastre. Margine sottile.
Qualche macchia giallastra che si accentua allo sfregamento e col tempo.
LAMELLE: Spesse,fitte, libere al gambo ed acute verso l'orlo del cappello. Bianche poi di color rosa-pallido, grigio terroso ed infine nerastro.
SPORE: Color cioccolato.
GAMBO: Inferiore a 12 cm. Con diametro di 2-3 cm, slanciato, rigido, cilindrico, bulboso.
Bianco ma con sfumature giallognole o cinerognole vicino al piede.
ANELLO: Membranoso persistente, a gonna, bianco poi giallastro o brunastro, ornato sul bordo della pagina inferiore da scaglie formanti una ruota dentata.
CARNE: Tenera, bianca o con sfumature rossigne specialmente al gambo.
Odore di noce.
Sapore dolce.
COMMESTIBILITA': Commestibile eccellente anche crudo, è tra i funghi più delicati ed aromatici.
HABITAT: Solitamente cresce in suoli molto ricchi di materie organiche, sia in boschi di conifere che di latifoglie.
In autunno ed in primavera, normalmente in pochi esemplari.
SOMIGLIANZE E VARIETA': Appartiene alla sezione Arvenses, comprendente un certo numero di specie, tutte commestibili, non sempre facilmente separabili fra loro se non dietro un'attenta osservazione dei caratteri macroscopici e microscopici.
Può essere pericolosamete confuso con le Amaniti bianche che però hanno la volva, le lamelle bianche e odore insignificante e con l'Agaricus xantoderma che però vira intensamente al giallo nel piede e nel cappello, ed ha un odore molto forte e sgradevole.
Mentre è inoqua la sua somiglianza con l'Agaricus arvensis.
Varietà del Agaricus Silvicola e parimenti commestibili sono;Abruptibulbus: simile, ma con gambo e piede nettamente bulboso.
Altre varietà, considerate da alcuni lo stesso agarico sono:Semotus:cappello 2-5,bianco, serico con fibrille col tempo rossigne.Rubellus:cappello 2-4, fibrille più chiare del semotus.Amethystinus: cappello 2-5,dal colore più decisamente rosso vinoso.

MAZZA DI TAMBURO (Macrolepiota procera (Scop.) Singer )

ORDINE: Agaricales
FAMIGLIA: Agaricaceae
GENERE: Hydnum
GRUPPO: Procerae
ETIMOLOGIA: Dal latino procerus = cresciuto di più, per la sua imponente statura.

CAPPELLO: 10-25 cm. Ovoidale, sferoidale o a campanula, poi convesso ed infine piano, con vistoso umbone liscio centrale.
Cuticola coperta di scaglie brunastre concentriche più fitte al centro che via via si diradano verso il margine facendo comparire al di sotto una superficie biancastra o nocciola, serica, fibrillosa sfrangiata all'orlo.
LAMELLE: Fitte, alte,ventricose,distanti dal gambo, bianche o con sfumature rosee, poi giallastre e brune al tocco.
SPORE: 13-20 x 9-13 micron, ellittiche, bianche.
GAMBO: 20-40 (50) x 1-2 cm, , alto slanciato, cilindrico, duro, fibroso, farcito poi cavo, bulboso al piede. Di colore biancastro o crema con zebrature brune al disotto dell'anello, più o meno liscio al di sopra.
ANELLO: Ampio e vistoso, doppio, mobile con l'orlo dilacerato, bianco all'esterno, ma brunastro nella parte rivolta al terreno.
CARNE: Soffice e tenera quella del cappello, fibrosa e dura quella del gambo. Bianca che vira leggermente al rosa al taglio.
Odore tenue di farina fresca negli esemplari giovani, di brodo negli esemplari stagionati.
Sapore gradevole di nocciola.
COMMESTIBILITA': Eccellente, si adopera la sola carne del cappello, tenera e prelibata. E' commestibile anche colta essicata spontaneamente,dopo averla rigenerata in acqua calda e cucinata impanata come le cotolette.
HABITAT: Cresce dalla primavera all'autunno inoltrato su terreno anche sassoso, nelle radure dei boschi di latifoglie e conifere, ma preferibilmente nei prati a pascolo.
OSSERVAZIONI: E' prudente non mangiare lepiote il cui diametro sia inferiore a 8 cm.e ciò per non confonderle con le lepiote del gruppo helveola, velenose e forse mortali.
SOMIGLIANZE E VARIETA': Gli sono somiglianti la Lepiota rhacodes, dalle scaglie più ampie, dal gambo privo di zebrature e dalla carne che arrossa velocemente al taglio.La Lepiota puellaris, più fragile, minuta e biancastra.
La Lepiota badhami, con l'anello attaccato e non scorrevole e la tendenza a macularsi al tatto di rossastro e giallastro. Ed ancora la M. rickeni, M. escoriata e M. mastoidea, tutte commestibili per cui la confusione non crea pericoli.
Tra le varietà:Var. fuliginosa con gambo brunastro e vellutato senza zebrature.Var. permixta con carne che arrossa all'aria.

FINFERLO - GALLINACCIO (Cantharellus cibarius (Fr.: Fr.) Fr.)

ORDINE: Cantharellales
FAMIGLIA: Cantharellaceae
CLASSE: Gasteromycetes
ETIMOLOGIA: Dal portamento tipico, cantarelloide (a forma di coppa), e dal latino cibarius = commestibile.

CAPPELLO: 2-12cm., carnoso e sodo, convesso poi appianato, imbutiforme con depressione più o meno accentuata al centro.
Margine irregolarmente ondulato e incurvato.
Colore giallo-uovo più o meno carico fino quasi al biancastro, virante al rosso dopo il tocco.
LAMELLE: Sono delle costolature simili alle lamelle, molto decorrenti, con colori al cappello
SPORE: 8-10 x 4-7 micron, ellittiche, giallo pallide.
GAMBO: 3-8 cm. x 0,7-2 cm. Più o meno cilindrico, alle volte attenuato verso il basso, pieno, liscio, con colore al cappello
CARNE: Bianca o leggermente giallastra che scurisce arrossendo al taglio. Odore fruttato.
Sapore gradevolmente amarognolo e leggermente piccante , a volte con l'età assume il sapore del fieno.
COMMESTIBILITA': Ottimo commestibile.Assieme al porcino è il fungo più ricercato e consumato alle nostre latitudini.
Viene impiegato in cucina in svariati modi: trifolato, con le lasagne, nel risotto, oppure conservato sott'olio o sott'aceto. Non si presta invece alla conservazione per essiccamento.
HABITAT: Fungo molto comune, ma anche molto ricercati.
Cresce sia nei boschi di conifere che latifoglie, dal livello del mare fino ai 2000 m. di altezza.
Lo si trova dal mese di maggio fino a novembre.
Fungo simbionte di moltissime piante, legato a particolari condizioni di acidità del terreno.
OSSERVAZIONI: Di questo fungo esistono diverse varietà riferite a forma e colore. È il fungo di più facile digeribilità, perchè povero di micosina.
SOMIGLIANZE E VARIETA': Può essere scambiato con diverse varietà della stessa specie quali:Cantharellus amethysteus giallo , ma con squame violette sul cappello e Cantharellus friesii di colore arancio vivo, Cantharellus sinuosus, bruno con costolature giallo-sbiadite, Cantharellus ianthinoxanthus.
Talora è stato confuso con funghi di altre specie, quali Hygrophoropsis aurantiaca sospetta e velenose come Omphalotus olearius e Cortinari a carne gialla.

PORCINO (Boletus edulis Bull.: Fr.)

ORDINE: Boletales
FAMIGLIA: Boletaceae
GENERE: Boletus
SEZIONE: Edules
ETIMOLOGIA: Dal latino edulis = commestibile.

CAPPELLO: 5-26 cm, emisferico, poi convesso a volte anche depresso.
Color nocciola più o meno intenso, bruno-fulvo o bruno grigiastro, a volte anche biancastro spesso con margine più chiaro delimitato da un permanente filo bianco.
Cuticola rugosetta specialmente nella zona marginale, presto non vellutata, asciutta e opaca a tempo secco e viscida e brillante con umidità.
TUBOLI: Bianchi poi gialli ed infine verde oliva, lunghi e relativamente fini, liberi o arrotondati al gambo, facilmente separabili della cuticola.
Piccoli, tondi, bianchi, poi giallastri ed infine olivastri. Immutabili al tocco.
SPORE: 13-18 x 4-6 micron, fusiformi, oliva-scuro.
GAMBO: Prima ovoidale e panciuto poi cilindrico, spesso col piede ingrossato, massiccio, pieno, biancastro o nocciola, con reticolo dello stesso colore, poco rilevato che non lo ricopre interamente eche diventa più scuro verso il piede. Il reticolo può essere assente.
CARNE: Soda e compatta nel giovane, poi un po' molle a maturazione, bianca, appena bruno rossastra per qualche millimetro sotto la cuticola, immutabile.Odore delicato e assai gradevole, sapore ottimo simile al nocciola.
COMMESTIBILITA': Buon commestibile da consumare cotto, contiene tossine termolabili.
HABITAT: Fungo estivo-autunnale. Molto comune, cresce sia in boschi di conifere sia di latifoglie. Predilige l'abete rosso, il faggio e il castagno.
OSSERVAZIONI: Non è mai stato trovato sotto il larice! Ad alcuni adattamenti ecologici di Boletus edulis sono stati attribuiti dei nomi: è il caso della var. arenarius, reperibile su suoli sabbiosi con un gambo molto infossato nel terreno.
Interessanti sono anche alcune forme di colorazione estreme di Boletus edulis, descritte come specie a sé stanti da alcuni autori: Boletus venturii(Boletus citrinus?), a cappello giallo vivo, e Boletus personii (Boletus albus?), interamente bianco
SOMIGLIANZE E VARIETA': Altri boleti del suo gruppo, tutti commestibíli:
· "Boletus aereus"
· "Boletus aestivalis" o Reticulatus
· "Boletus pinophilus" ("B. pinicola");
· Un boleto immangiabile (non tossico, ma amaro):
· "Tylopilus felleus" (gambo con reticolo scuro e grossolano, tubuli e pori rosa a maturità, sapore molto amaro anche dopo la cottura).