MUSEO CIVICO DEL TERRITORIO DI BARGA
Il Museo Civico del Territorio di Barga costituisce
uno strumento didattico per la comprensione delle realtà storiche
del territorio e della sua evoluzione.
Le due sale, di prossima inaugurazione, la prima relativa agli aspetti geologicie
paleontologici e la seconda riguardante l'archeologia, vogliono infatti
dare una sintetica immagine delle vicende del territorio fino alla colonizzazioneromana
della Valle del Serchio.
La sezione geologica presenta le caratteristiche del territorio con le stratigrafiedelle
roccie e le indicazioni relative alle fasi evolutive della sua formazione,
vengono inoltre presentate ricostruzioni di ambienti, con indicazioni sulla
flora e sulla fauna presenti nei vari periodi; i reperti in mostra provengonoper
la massima parte da ritrovamenti effettuati nell'area di Barga.
La sezione archeologica inizia con il delineare la presenza dell'uomo nellazona
all'indomani delle glaciazioni, dà indicazioni, anche mediante ricostruzioni
di carattere didattico, sull'ambiente, sulle abitudini e gliusi dei primi
abitanti, presentando una serie di strumenti litici che costituivano il
loro corredo di attrezzi ed utensili (selci ritrovate a Piazzana); successivamente,con
l'età dei metalli, si potrà comprendere l'evoluzione delle
caratteristiche della vita, delle usanze funebri, esemplificate con le scoperte
archeologiche nella Valle. Il periodo etrusco mostra la presenza dell'insediamentocon
particolare riferimento ai rapporti economici con zone contermini, fattoquesto
testimoniato dal rinvenimento di reperti provenienti da altre aree.
Il mondo dei Liguri è riccamente documentato a testimonianza della
presenza di questa popolazione che ha lasciato le più consistentitracce
di carattere archeologico sul territorio, sono infatti presentati nel Museo
i corredi provenienti dalle tombe di Castelvecchio Pascoli e Valdi Vaiana,
quest'ultima viene ricostruita nella sala con gli elementi lapidei originali.
GLI ASPETTI GEOLOGICI E PALEONTOLOGICI
Levoluzione geologica e paleontologica di una regione si compie attraverso lente trasformazioni. Queste si realizzano in tempi estremamente lunghi, spesso in milioni di anni, e sono di enorme portata. Per questo, al fine di indagare la storia del territorio barghigiano, è necessario inquadrarla nella più estesa problematica dellevoluzione dellappennino settentrionale e delle zone collegate. Le informazioni necessarie alla ricostruzione della situazione geologica e paleogeografica si traggono dallo studio delle rocce e dai fossili in esse contenuti si desumono notizie sulle più antiche forme di vita vegetale e animale.
Il Paleozoico
Durante lera geologica detta Paleozoico o primario, si formarono
le rocce che oggi affiorano nel nucleo delle Apuane e sui monti pisani.
In questultima località, negli scisti di S. Lorenzo
(di età permo-carbonifera, circa 280 milioni di anni), è stata
recuperata una ricca flora. Il tipo di vegetazione e labbondanza del
suo sviluppo fanno pensare ad un clima decisamente tropicale, caldo e umido,
che favorì lo sviluppo di rigogliose foreste con flore prevalentemente
palustri (Licopodiali ed Equisetali) in ambienti deltizi e lagunari, mentre
le zone più rilevate erano caratterizzate da una flora di ambiente
più secco (Felci e Pteridosperme). Felci del Primario sono esposte
nel museo come documento di una situazione della quale fu partecipe anche
larea occupata dalla nostra regione.
Il Mesozoico
Durante il primo periodo dellEra mesozoica (il Trias), in tale area
il clima subì un inaridimento. Testimonianze di questa nuova situazione
sono le impronte dei Tetrapodi dei Monti Pisani. A partire dallinizio
del secondo periodo (il Giurassico), si depositarono notevoli spessori di
rocce prevalentemente calcaree di ambiente di mare aperto. Queste rocce
sono situate alla base della Serie Toscana. La Serie Toscana
è una successione di rocce depostesi dal Giurassico inferiore (circa
190 milioni di anni), fino allOligocene (circa 20 milioni di anni).
I fossili contenuti in queste rocce sono particolarmente significativi da
un punto di vista cronologico e stratigrafico. I più rappresentati
sono ammoniti, aptici e belemniti, recuperati nelle rocce dellAppennino
settentrionale. Particolarmente importanti per noi le ammoniti provenienti
da Sassorosso e le belemniti di Camporanda (entrambe località dellAlta
Valle del Serchio).
Il Terziario
Verso la fine del Terziario si verificò lorogenesi appenninica,
cioè la formazione dellattuale catena montuosa, a causa di
forti compressioni laterali. A questi episodi compressivi seguì una
fase distensiva che interessò lAppennino settentrionale determinando
il formarsi di fratture (faglie) delimitanti blocchi rocciosi in reciproco
allontanamento. La divergenza di questi blocchi creò la comparsa
delle cosiddette fosse tettoniche (o graben dove
la parte centrale è sprofondata rispetto ai margini rialzati).
Il Pliocene
E proprio in queste fosse che, a partire dal Pliocene, si generarono
in Toscana bacini lacustri intermontani. Il formarsi, tra gli altri, del
Graben del Serchio, determinò il carattere strutturale
distintivo della zona. Infatti, in questa depressione si impiantarono i
bacini fluvio-lacustri di Barga e Pieve Fosciana. Conclusasi la fase lacustre,
nellarea si formò lattuale sistema fluviale con il Serchio
ed i suoi affluenti come principali agenti modellatori dellodierna
vallata. Nei sedimenti lacustri depositatisi in questi bacini, sono stati
rinvenuti numerosi fossili del Pliocene e del Pleistocene, tra i quali quelli
del territorio barghigiano (lignite xiloide del torrente Loppora - Fornaci
di Barga - e da Rio Zanesi) e zone limitrofe (tracce di vermi marini da
Monte Perpoli e dallOrrido di Botri).
Il Quaternario
Nel Quaternario la configurazione geografica della Toscana si avvicinò
a quella attuale. In questo periodo proseguì il sollevamento della
catena appenninica, ma levento più importante fu lalternarsi
di periodi freddi (glaciali) e periodi più caldi (interglaciali).
Di conseguenza si verificarono notevoli migrazioni faunistiche, con scomparsa
e comparsa di animali e piante in relazione a questi cambiamenti.
I depositi continentali lacustri quaternari sono assai diffusi in Toscana
e famosi per la ricchezza della loro fauna. In particolare i numerosi mammiferi
recuperati (proboscidati, cervi, rinoceronti, carnivori, ecc.), hanno consentito
di definire una stratigrafia locale assai importante nelle ricostruzioni
degli antichi ambienti.
Faune famose del Quaternario sono state recuperate nelle grotte. Infatti,
sia luomo che gli animali furono costretti, durante i periodi glaciali,
a cercare rifugio in grotte e caverne, dove trovarono comunque un ambiente
poco idoneo.
Molte grotte toscane, specialmente in Garfagnana e Lunigiana, hanno fornito
abbondanti resti di Ursus spelaeus, del quale alcuni reperti sono esposti.
Il ritiro di gran parte dei ghiacciai, causato dalla variazione del clima,
provocò la scomparsa di questa specie dalle nostre zone.
Sono inoltre esposti nel museo 4 molari di elefante africano recuperati
nei sedimenti affioranti presso Fornaci di Barga.
PRIMI INSEDIAMENTI UMANI NELLA MEDIA VALLE DEL SERCHIO
Il Mesolitico e lEneolitico
Durante lultimo periodo glaciale(Wùrm 70.000/10.000 anni fa), nella media e alta Valle del Serchio il clima, molto rigido, non offriva condizioni favorevoli allo sviluppo della vita umana, della quale cogliamo i primi indizi in una fase avanzata del Paleolitico medio e nel Paleolitico superiore. Tuttavia, perché tali indizi si facciano più cospicui, dobbiamo scendere alle fase finale del Paleolitico superiore (Epigravettiano finale), periodo in cui il clima migliorò, e cioè tra gli 11.800 e i 10.300 anni fa. La frequentazione della Valle si intensificò sensibilmente durante il successivo periodo (Mesolitico), quando il clima più mite del post-glaciale (10.300/7.500 anni fa circa), rese abitabili per luomo le foreste anche a quote elevate, nonché le rive dei fiumi e dei laghi, determinando il passaggio da uneconomia di sola caccia ad una mista di caccia e raccolta. Appartiene a questo periodo una serie di giacimenti dislocati su unarea comprendente la Valle della Lima, i settori orientali e nord-orientale dellalta e media Valle del Serchio e lAppennino tosco-emiliano. Importante, tra gli altri, il giacimento di Piazzana (Coreglia stazione così vicina al territorio barghigiano da indurre a considerare anche questultimo come parte integrante di questo vasto orizzonte culturale mesolitico.
A questa fase di intenso popolamento seguì un periodo di stasi
corrispondente al Neolitico, forse perché la zona si rivelò
poco propizia alla nuova economia, basata essenzialmente sullagricoltura
e sullallevamento. Non è da escludere, comunque, che questa
lacuna possa attribuirsi alla mancanza di ricerche.
Con la prima Età del metalli troviamo la media Valle del Serchio
nuovamente abitata, e ciò è probabilmente da collegarsi con
lo sfruttamento delle risorse minerarie apuane. Lo provano una serie di
reperti provenienti da sepolture. Queste erano costituite da semplici anfratti
naturali, dove venivano ricoverate più inumazioni, accompagnate da
poche suppellettili come corredo. Di questo tipo di sepoltura, molto diffuso
nellEneolitico della Toscana settentrionale, è un esempio interessante
la grotticella sepolcrale di Calomini, allimbocco della valle della
Turrite di Gallicano, mentre tracce di frequentazione sono documentate nella
Buca di Castelvenere.
IL TERRITORIO BARGHIGIANO NELLETA DEL FERRO
Lespansione etrusca
AllEneolitico segue lEtà del bronzo, ancora poco nota
in tutta larea lucense, più ampiamente documentata, invece,
è lEtà del ferro, della quale possiamo seguire lo svolgersi
con una certa chiarezza.
LEtà del ferro (primo millennio a.C.), è caratterizzata
in tutta la penisola italiana da una spiccata diversificazione di gruppi
culturali che si costituiscono e si aggregano in ambiti territoriali distinti,
dalla diffusione del nuovo metallo e dalla comparsa del rito dellincinerazione
dei defunti. Determinante è il lungo, profondo processo di trasformazione
già iniziatosi nelletà del bronzo, che ora coinvolge,
mutandolo, anche lassetto della nostra regione e quindi del territorio
barghigiano. Pertanto questultimo deve essere inquadrato contesto
unitario più ampio, comprensivo almeno della Liguria orientale e
della Toscana settentrionale fino al corso dellArno. Particolare rilevanza
assumono la fascia costiera fino allArno e il territorio a nord di
esso, teatro dellincontro e del reciproco sovrapporsi di genti etrusche
e liguri, le cui vicende incideranno profondamente sullassetto della
Valle del Serchio. Essa acquista una nuova connotazione culturale allorché,
tra i secoli VII e V a.C. entra nella sfera di influenza etrusca. Sappiamo
ormai per certo che genti etrusche la frequentarono intensamente a scopo
commerciale, e che ne fecero una via di collegamento tra la Valle dellArno
(con i centri di Pisa e Volterra), e le Valli dellEnza e del Reno,
fino alle etrusche Marzabotto, Bologna e Spina. Tale percorso transapenninico
è scandito da precisi indizi archeologici tra i quali, i reperti
della Buca di Castelvenere. che si apre nel monte Penna di Cardoso, sulla
riva destra del Serchio. I materiali che ne provengono indicano che fu frequentata
a lungo dallEneolitico al Medioevo, verosimilmente a scopo di culto.
Di particolare rilievo sono i reperti databili intorno al V sec. a.C. consistenti
in cerami che di importazione greca e numerosi idoletti in bronzo probabilmente
usati come offerte votive.
La loro cospicua quantità attesta la penetrazione degli etruschi
in Val di Serchio, e quanto questa fosse assidua e organizzata. Questa ricca
serie di singolari figurine in bronzo, parte ermafrodite e parte femminili,
costituisce tuttora uno dei ritrovamenti più interessanti dellintera
area lucense.
I Liguri
Alla fine del IV e ancor più al III sec. a.C. risale un radicale
mutamento nellassetto del territorio, che appare infatti costellato
di insediamenti liguri. La distribuzione degli indizi archeologici, unitamente
alle testimonianze letterarie (Polibio 11, 16, 1-2; Livio XLI, 13) rivelano
che genti liguri si propagarono dal settentrione lungo le valli appenniniche
fino a raggiungere la costa e a sottrarre agli etruschi la via di penetrazione
verso la regione padana (Livio XXXIX, 2,6). Si suppone che a ciò
abbiano anche contribuito le ripetute incursioni galliche che si abbatterono
sullEtruria padana destabilizzando, sul finire del IV sec. a.C., lequilibrio
creato dagli Etruschi, e favorendo invece lespansione ligure verso
il sud. La grande diffusione dei siti archeologici, relativi per lo più
alla metà III inizi II sec. a.C., dimostra quanto loccupazione
ligure sia stata capillare. In questo contesto si inserisce il territorio
barghigiano, il quale ha restituito interessanti sepolture rinvenute a Val
di Vaiata, località della valle del torrente Corsonna, di cui una
inviolata e laltra scoperta a Castelvecchio Pascoli.
Le due tombe, presentano caratteristiche comuni a tutte le sepolture liguri:
contenitore litico a cassetta con allinterno unolla cineraria
e il relativo corredo. In entrambe le tombe esso è costituito da
resti di armi in ferro, da monili in bronzo (tra i quali caratteristiche
sono le fibule) e da suppellettili in ceramica. Queste ultime si distinguono
in due tipi:
ceramiche di impasto, attestanti una produzione ligure locale, e coppe biansate
in ceramica a vernice nera che, provenendo per lo più dallEtruria
settentrionale, provano lesistenza di un rapporto commerciale con
lEtruria tra la metà del III e i primi decenni del II sec.
a.C.. Singolare è la presenza di grani di ambra e di perle di pasta
vitrea nel corredo della tomba di Castelvecchio. Questi materiali, entrambi
molto ricercati per farne ornamenti personali, sembra che fossero molto
diffusi in ambito celtico, ma alquanto rari almeno sino ad oggi in contesti
liguri lucensi.
LEPOCA DELLA CONQUISTA ROMANA
Tra la fine del III e gli inizi del II secolo a.C. un ulteriore, radicale
mutamento coinvolge la pianura lucense e lintero bacino del Secchio.
A procurarlo fu la lunga ed estenuante guerra tra Liguri e Romani che, come
apprendiamo dalle fonti lettrarie (Livio XXXV, 3; XXXIX, 1, 2, 20, 32),
si concluse con la vittoria romana e la pressoché totale deportazione
dei Liguri (Livio XL, 38). Anche se recenti scoperte archeologiche sembrano
testimoniare una sopravvivenza ligure nel territorio conquistato dai Romani,
di fatto questo assunse una nuova connotazione. In pianura, la fondazione
della colonia di LUCA avvenuta attorno allanno 180 a.C., fu determinante
anche per la conseguente comparsa della centuriazione - tipo di delimitazione
e divisione dei terreni utilizzato dai Romani - e di una complessa rete
viaria, che mutarono sensibilmente il suo volto. Quanto alla Valle del Serchio,
gli indubbi cambiamenti che avvennero sono per il momento documentati da
sopravvivenze di carattere archeologico e toponomastico.
Le prime consistono per lo più in monete e ceramiche, tutte di età
imperiale (tra il I e il V sec. d.C.) provenienti da grotte che ancora erano
frequentate probabilmente a scopo cultuale. Le seconde in numerosi toponimi
di origine romana, diffusi ovunque nella Valle del Serchio e ben rappresentati
nellattuale comprensorio barghigiano (Albiano, Catagnana, Gragno)
DAL MEDIOEVO AL PRIMO RINASCIMENTO
IL PERIODO ALTOMEDIEVALE
I ritrovamenti di tombe dei Longobardi a Piazza al Serchio, Castelnuovo
e Lucca, datate VI - VII secolo, hanno portato gli studiosi ad ipotizzare
che questa popolazione si fosse insediata nella Valle del Serchio intorno
al 570 dopo aver scelto Lucca come capitale della Tuscia. A partire dall'VIII
secolo è attestata la presenza di un certo numero di "castelli"
e per alcuni di essi è confermata la frequentazione in epoca ancora
precedente.
Documenti dei secoli VIII e IX ci parlano della divisione del territorio
in tre "fines" ricordandone anche i relativi "castelli",
cioè, i centri principali: <Castrum Vetus> (Castelvecchio)
per il fines Carfaniense; <Castrum Novum> (probabilmente Castelnuovo)
per il fines Castronovo; <Castrum Contronense> per il fines omonimo.
Ci sono, inoltre, notizie documentarie di almeno altri due castelli nell'VIII
secolo: Novarise, sulla strada che da Pieve Fosciana porta a S.Pellegrino,
e Castiglione.
IL SECOLO DI MATILDE
A partire dal X secolo i Vescovi di Lucca cominciarono a dare a livello
i loro beni e quelli delle pievi ad alcune famiglie (Rolandinghi, Gherardinghi,
Suffredinghi, Porcaresi, ecc.) permettendo loro anche di riscuotervi le
decime e di gestire "de facto" tali beni come se ne fossero i
proprietari.
Nel 1055 la contessa Matilde di Canossa rimase l'unica erede dei vastissimi
beni feudali e allodiali del padre Bonifacio di Toscana, comprendenti anche
buona parte del territorio della Valle del Serchio. Ella tentò di
creare un principato feudale nell'Italia centrale, ma concesse privilegi
particolari ad alcuni centri che si trovavano nei suoi domini, come ad esempio
Barga. Il 5 marzo 1185, con proprio Diploma, l'imperatore Federico I, pur
riaffermando la propria autorità sulla Valle, concedeva egli stesso
particolari privilegi non solo a Barga, ma anche a Castiglione, Ceserana,
Fosciana, Ghivizzano e Coreglia: erano questi dei centri di notevole importanza
anche strategica, oggetto di una lunga controversia tra papato e impero
a causa delle volontà testamentarie della contessa, che aveva voluto
lasciare alla chiesa una parte dei propri territori.
VIE DI COMUNICAZIONE
Dopo l'anno 1000, superati i secoli delle invasioni barbariche, vari fattori,
tra cui la rinascita delle città legata ad una evidente crescita
demografica, portò al ripristino dei commerci e quindi delle vie
di comunicazione: viaggiavano i mercanti con le loro merci, ma anche gli
artisti ed i pellegrini.
La conformazione fisica della Valle del Serchio non ha mai ostacolato la
viabilità che, anzi, era facilitata dalla presenza di passi appenninici
facilmente valicabili.
L'ORGANIZZAZIONE ECCLESIASTICA DEL TERRITORIO: LE PIEVI E GLI OSPEDALI
Già nei documenti dei secoli VII e VIII troviamo in Italia menzione
delle pievi in quanto circoscrizione ecclesiastica in cui era diviso il
territorio di una diocesi; per la Lucchesia gli studiosi ritengono addirittura
che l'istituzione e l'organizzazione delle pievi risalga al V secolo anche
se un primo elenco è datato IX secolo.
In quel periodo dalla pieve di S.Maria di Loppia dipendevano ben 27 chiese,
tra cui Barga: un ricco e vasto piviere difeso dal possente "castelli"
di Loppia, le cui entrate legate alla riscossione delle decime, ammontavano
a oltre 2.000 piastre fiorentine l'anno.
Gli ospedali di ricovero per pellegrini e viandanti, erano collocati lungo
le principali vie di comunicazione, presso i passi montani o i ponti sul
fiume. A Lucca già nel VIII secolo erano presenti numerose "xenodochiai",
mentre nella Valle del Serchio tali istituzioni sono menzionate solo a partire
dal XII secolo.
IL DUOMO DI BARGA
Nel IX secolo la chiesa di S. Cristoforo di Barga figurava tra quelle dipendenti
dalla pieve di Loppia, ma nel 1390 fu lo stesso pievano di Loppia a chiedere
la traslazione della pieve poiché Loppia, dopo la devastazione del
"castello" avvenuta cinquant'anni prima, era rimasta un luogo
abbandonato, privo di parrocchiani.
La primitiva chiesa di S.Cristoforo, probabilmente di dimensioni ridotte,
a navata unica e con facciata orientata verso Nord-ovest, fu ampliata a
partire dai secoli XI e XII quando fu eretta sullo schema basilicale a tre
navate con abside semicircolare. Ulteriori ampliamenti avvennero nel XIII
secolo e ancora nel XVI e nel XVII e interessarono soprattutto la parte
absidale.
Nel 1920 il duomo, a causa di un forte terremoto, avrebbe subito gravi danni,
che resero necessari grossi lavori di consolidamento della struttura, i
quali si protrassero per oltre un decennio.
Nel duomo sono conservate interessanti opere d'arte, come il pulpito e il
recinto presbiteriale, datati XIII secolo e attribuiti ad un allievo del
maestro Guido Bigarelli da Como e la statua lignea di S.Cristoforo, attribuita
a maestranze locali e datata alla fine del XIII secolo.
Al duomo appartengono anche un raffinato reliquiario, forse in origine una
pisside, datato XI - XIII secolo ritenuto opera di maestranze islamiche;
il calice firmato dall'orafo fiorentino Francesco Vanni, attivo nella seconda
metà del XIV secolo, caratterizzato da una sfarzosa decorazione a
smalti policromi e infine una croce astile, lavorata a sbalzo, recante la
data 1408 e avvicinata, insieme ad altri esemplari presenti in territorio
lucchese, ai modi di Nino e Tommaso Pisano.
BARGA TERRITORIO FIORENTINO
In un periodo in cui la Valle del Serchio diventa terreno di scontro tra
varie città rivali che se ne contendevano il possesso, Barga decise
di difendere la propria indipendenza sottomettendosi spontaneamente a Firenze:
alcuni studiosi indicano il 1341 o 1342 come data per il definitivo passaggio,
per altri essa va posticipata al 1347.
La popolazione barghigiana ottenne importanti privilegi di carattere economico
e la possibilità di continuare ad essere governata da un Consiglio
Generale eletto dalla stessa popolazione poiché il podestà,
rappresentante locale del potere centrale, aveva il compito di amministrare
la giustizia.
Anche i centri di Tiglio e Sommocolonia, un tempo potenti "castelli",
seguirono l'esempio di Barga.
Firenze divenne inevitabilmente per queste comunità il punto di riferimento
non soltanto da un punto di vista politico ma anche artistico e culturale:
così ad esempio i palazzi che cominciarono a sorgere nel "castello"
di Barga a partire dalla fine del XVI secolo, sui resti di antiche case-torri,
ricordavano i rinascimentali palazzi fiorentini.
Documenti iconografici e scritti, primi tra tutti gli Statuti cittadini,
sono testimoni della trasformazione interna della città, così
come dei vari aspetti della vita dei suoi abitati: dalle attività
produttive (con le norme precise che regolavano la coltivazione del castagno)
ai momenti di festa e di svago.
Tomba di Castelvecchio. Fibule ebottoni
in bronzo
Tomba di Castelvecchio. Perle dipasta
vitrea e bulle d'ambra
Tomba di Chiazzana. Strumenti litici
Tomba di Castelvecchio. Olla, kylixe
vaso